Si chiama “Qui Pianeta Terra” ed è il Laboratorio del Suolo creato nell’ambito del progetto Nostra Madre Terra. Un laboratorio dal sapore della scoperta ma anche dell’avventura che ha avuto quale offerta didattica formativa la conoscenza del suolo sviscerandolo nei suoi aspetti chimici, biologici, morfologici. Un laboratorio di 48 ore suddiviso in 12 incontri di 4 ore ciascuno terminato con una visita finale al Museo del Suolo e alle Grotte di Pertosa-Auletta. A condurre le lezioni 7 docenti.
A Polla, il laboratorio si è svolto presso la Biblioteca comunale “Prof. Vincenzo Curcio” ed ha avuto 11 partecipanti tra cui 4 ragazzi ospiti del progetto SAI ( Sistema di Accoglienza e Integrazione) MSNA di Padula/Comunità “Padre Damasceno”. A condurre il laboratorio l’urbanista Giovanna Ferramosca. «Abbiamo trattato diversi argomenti come la formazione e la composizione del suolo e del sottosuolo, gli elementi di compromissione di questa risorsa da parte dell’uomo attraverso processi di urbanizzazione e industrializzazione». Giovanna per conquistare l’attenzione della sua piccola platea, ha scelto una modalità di partecipazione molto interattiva, con l’utilizzo di internet- youtube sia in lingua italiana che inglese. È stato questo l’unico gruppo di lavoro di Nostra Madre Terra che ha visto la presenza di ragazzi stranieri e nello specifico bengalesi. E anche in questo caso, Internet, è stato lo strumento che ha consentito una maggiore integrazione. «Grazie all’aiuto del traduttore i ragazzi hanno infatti iniziato ad interagire e a farsi domande a vicenda. Questi confronti hanno rinsaldato il rapporto tra di loro e anche di tutto il gruppo con me, rendendo possibile una collaborazione fruttuosa».
A Sanza “ Qui Pianeta Terra” è stato svolto dal giovane biologo Mariano Peluso. Per lui, ad attenderlo nell’auditorium della Scuola Media, ben 24 ragazze e ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 14 anni. «I partecipanti si sono dimostrati sensibilmente attivi. Il rapporto con loro è cresciuto nel tempo, fino a formare una squadra coesa, questa gradualità ha permesso di creare con loro un rapporto di amicizia». Mariano a lezione porta con sé un microscopio. Quali sono stati gli argomenti maggiormente trattati? «Il suolo, il ciclo idrologico dell’acqua, la successione ecologica, la fertilità dei suoli e l’importanza della sostanza organica, gli organismi che vivono nel suolo, la fauna acquatica fluviale come bioindicatore e infine il cambiamento climatico in relazione all’utilizzo e al sovrasfruttamento del suolo». Qui ai piedi del monte Cervati, Mariano ha voluto mostrare attraverso delle uscite sul campo la ricchezza di biodiversità del territorio. «Tutto parte dal suolo – dice Mariano Peluso- e purtroppo questo lo abbiamo dimenticato, o meglio, perso di vista. Apro una parentesi biotica, alimentare. Oggi, la semplice cura verso la terra che ci nutre sembra venire meno nella quotidianità di una buona fetta della popolazione. Ci stiamo abituando a trovare tutto quello di cui abbiamo bisogno, sempre e comunque. Nei supermercati di paesi di poche migliaia di anime, paesini storicamente sede e simbolo di civiltà contadine, troviamo quello che troviamo a Napoli, Roma, Milano e ci siamo abituati al fatto che questo sia normale. Davanti a molti generi alimentari, difficilmente sappiamo rispondere a domande quali: Da dove viene davvero? Come è stato coltivato? Con cosa? Chi lo ha raccolto? Chi lo ha raccolto veniva pagato abbastanza? Che tragitto ha fatto per essere qui? Ma mi conviene davvero? Che impatto ha sulle comunità agricole locali? Il laboratorio del suolo è stato fondamentale anche perché ha voluto far riflettere i giovani e le giovani ragazze su queste domande, che si trovano sul piatto quotidianamente, e il fatto che loro, in così tenera età abbiano trovato molte delle risposte necessarie è stato di buon auspicio verso un futuro imminente più positivo».
Mariana Franciullo è la docente che ha seguito i gruppi di lavoro ad Auletta e a Casalbuono. Laureata in conservazione e restauro dei beni culturali. Di sé dice «Sono amante della natura nei suoi molteplici aspetti, ne ammiro la bellezza e la maestosità che ci regala ogni giorno nelle sue manifestazioni piccole o grandi. Amo degli animali, vorrei poter dedicare parte delle mie energie in futuro alla loro salvaguardia e tutela, essendo loro esseri indifesi e capaci di donare tantissimo amore ». Le sue classi sono state alquanto numerose, 21 i partecipanti di Auletta presso la struttura Jesus e 20 di Casalbuono presso il Centro culturale. Qual è stato l’approccio? «L’approccio di alcuni ragazzi è stato di estremo interesse. Mi ha stupita la voglia di imparare più argomenti nuovi possibili, abbracciando tematiche eterogenee. La voglia con cui si rapportavano alla parte esperienziale e sperimentale mi ha concesso di divertirmi insieme a loro e di stupirmi allo stesso tempo delle loro capacità» Quali sono state le attività più apprezzate? «Sicuramente quelle che hanno coinvolto la sfera creativa e tattile, come la realizzazione dei fossili e di disegni e tabelloni. Senza dubbio le uscite sono state le attività più stimolanti per i ragazzi. Ha permesso loro di interagire in maniera diretta con l’ambiente imparando ad osservare e cogliere la bellezza nelle piccole cose». Quali sono i ricordi che porterai nella tua memoria? « Il legame che ho stretto con alcuni ragazzi mi ha concesso rafforzare la consapevolezza di quelle che sono le mie passioni, il mio modo di interagire. Trasmettere la conoscenza ad un pubblico così giovane e riuscire a coinvolgerli è stato gratificante ed ogni giorno sempre più stimolante. I sorrisi che mi regalavano e le risate che mi facevano fare, con la loro gaiezza ed ingenuità mi facevano trascorrere dei momenti di pura gioia. Alcuni ragazzi poi avevano delle conoscenze diffuse in molti campi, che mi stupivano, lasciandomi ogni giorno a bocca aperta».
A Buonabitacolo, a salire in cattedra è stato Pierluigi Curcio, professione geologo. La sua aula – allestita nella Biblioteca comunale “Mario Parascandolo” – era composta da 29 alunni che con “interesse e curiosità” hanno mostrato voglia di imparare cose nuove. E lui, intercettando la voglia di “giocare” dei ragazzi e di uscire fuori all’aperto, ha scelto di insegnare privilegiando il contatto diretto con la natura. Quali argomenti sono stati trattati? «Il suolo è stato sicuramente al centro delle discussioni trattate; si è cercato di mostrare ai ragazzi le sue caratteristiche principali, di tipo fisico e chimico, ma soprattutto inquadrandolo in un contesto ambientale più ampio che ha permesso di osservarlo come un grande organismo vivente di vitale importanza per la vita dell’uomo». Pierluigi mostra loro i documentari utili a capire la necessità di proteggere il suolo , dopodiché mette i suoi alunni all’opera, facendogli per esempio seminare piante e fiori. «Tra le tante cose ho notato un grande entusiasmo nell’attesa di veder germogliare tali semi, e una grande cura verso le piantine una volta nate. Molto apprezzata è stata anche l’attività di manipolazione dei terreni, che nel caso di quelli argillosi ha permesso ai ragazzi di creare dei piccoli manufatti rappresentanti piante e animali». Anche Pierluigi utilizza la tecnologia per trasmettere il suo sapere. «Grazie all’eccellente strumento di Google Earth, si è cercato di inquadrare il territorio in un contesto più grande, a livello del bacino del Vallo di Diano, mettendo in risalto le caratteristiche morfologiche, altimetriche, vegetazionali e di copertura del suolo che lo caratterizzano» Quali emozioni e suggestioni le ha lasciato questa esperienza didattica con i giovani? «È stata la mia prima esperienza di questo tipo, inizialmente non credevo di essere all’altezza e di riuscire a gestire tanti ragazzi; poi pian piano, grazie anche al loro interesse verso le tematiche trattate, sono stato molto felice di riuscire a trasmettere i miei valori e le mie passioni verso la natura. Questa esperienza è stata quindi motivo di crescita anche per me, mi ha mostrato il volto bello delle future generazioni e soprattutto mi ha dato speranza affinché questi ragazzi potranno prendere strade diverse da quelle che tutte le generazioni finora hanno preso, strade che mettano ai primi posti nelle scelte e decisioni il rispetto per l’ambiente».
A “Casa Officina” a Monte San Giacomo, Vincenzo Siervo, geologo, ha accompagnato il laboratorio del suolo e i suoi 14 partecipanti. Lezioni in aula ma anche lezioni all’aperto lungo le vie del paese. Qual è stato l’approccio della classe dei partecipanti al Laboratorio del Suolo? «Direi di essere stato molto fortunato perché l’approccio positivo dei ragazzi ha permesso un livello didattico qualificato e adeguato alle loro capacità. Le lezioni sono avvenute sempre in maniera frontale senza uso di slide e video. Si sono tenuti laboratori di incontro, discussione e soprattutto pratica con disegni, esperimenti ed osservazione dei processi attraverso la conoscenza diretta del territorio di Monte San Giacomo. Quali sono stati gli argomenti maggiormente trattati?« Imparare a leggere il territorio ed orientare mediante l’uso della bussola e carte topografiche; abbiamo visto le caratteristiche del suolo, con la raccolta e l’ osservazione dei campioni anche attraverso l’uso di un piccolo microscopio digitale collegato al pc. E ancora la tessitura e la struttura dei suoli: i ragazzi, una volta raccolto i campioni di terreno, hanno suddiviso il terreno in frazioni dimensionali usando setacci con apertura opportuna, al fine di determinarne lo scheletro. Indagare le proprietà di suoli diversi versando acqua su di essi. Concetto di permeabilità dei suoli. Esperimento in aula cui i ragazzi hanno appreso che esiste una relazione tra il diametro dei granuli che compongono il terreno e la velocità di attraversamento dell’acqua. Abbiamo osservato la Tavola dei colori del suolo di Munsell. Mediante app sullo smartphone abbiamo classificato il suolo attraverso la diversità dei colori. E infine i suoli visti dall’alto, grazie all’uso del drone per rilevare caratteristiche del terreno non facilmente riconoscibili a livello del suolo. Il laboratorio si è concluso con un elaborato finale della mappa dei suoli del territorio di Monte San Giacomo». Entusiasmo e partecipazione dunque che ha visto un crescendo di iscrizioni( da 7 a 14). C’è un episodio, una frase, che l’hanno particolarmente colpita durante il percorso didattico? «Decisamente è stata la richiesta dei ragazzi di riprogrammare la scaletta delle attività laboratoriali in funzione dei loro impegni scolastici»
Luciano Burlini, laureato in archeologia e culture antiche, ha seguito il laboratorio del suolo a 16 i partecipanti. «Grazie al laboratorio del suolo – esordisce- ho avuto l’occasione di far conoscere le caratteristiche geomorfologiche e storiche della mia amata Petina» Qual è stato l’approccio della classe dei partecipanti ai Laboratori del suolo? «L’approccio è stato positivo infatti, i ragazzi, non vedono l’ora di ripetere tale esperienza magari con uscite formative nelle zone vesuviane» Tanti gli argomenti trattati come il reperimento e l’osservazione di campioni di terreno di origini diverse, la realizzazione di un modello per la stratificazione del terreno per sedimentazione, l’esperimento della permeabilità del suolo, la classificazione dei vari terreni analizzati mediante il triangolo di tessitura. »Quali sono state le attività che a suo avviso hanno avuto maggiore riscontro tra i partecipanti? «Sicuramente quelle all’aperto ove i ragazzi hanno avuto la possibilità di mettere in atto le nozioni apprese durante le ore in aula.» Il giorno più bello. «Sicuramente i giorni più belli sono stati quelli in cui siamo stati presso l’Eremo di Sant’Onofrio a Petina e a Pertosa in visita al Museo del Suolo.»
A Padula, Qui Pianeta Terra tenuto dalla docente Marianna Iannone, si è svolto presso il Comune di Padula. 12 i partecipanti.
Stefania Marino

